lunedì, 23 novembre 2009, ore 11:09
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Sono passati tre giorni da quel bacio, è sparito dalla mia vita. Non mi ha scritto neanche una e-mail di scuse. Ha abusato della mia fiducia, avrei dovuto essere più prudente. Lo sono sempre stata. So esattamente, da anni, di chi mi posso fidare, basta uno sguardo. Ma con lui è stato diverso. Così abituato a non far trapelare niente dal suo viso, così severo con se stesso, così uomo. I suoi occhi non sono sfuggenti, non lo sono mai stati. Quando mi ha baciata erano vivi, diversi dal solito. Mi sento vuota dentro. Questo incontro, questo scambio epistolare mi aveva fatto sentire viva per un po'. Apprezzata. Incuriosita dal giornalista. Ha architettato tutto col fine di provarci, mi dico, ma questo non serve a calmarmi. Penso di essermi invaghita di lui e non è un bene.

Gemiti di Suspence





venerdì, 20 novembre 2009, ore 13:31
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Mi piace. E' affascinante ed ho ricambiato il suo bacio. Non so neanche se Il Magister sia sposato, se abbia dei figli. Non lo so proprio. Della sua vita privata, a differenza del suo lavoro, non so niente. Non porta la fede all'anulare, ma questo può voler dire molto poco. Non vive stabilmente a Roma, come ho già avuto modo di dire, è di un'altra città proprio come me. Ma per questioni di lavoro ha preso in affitto un appartamento nella capitale. Se ha una famiglia, la vede poco. Ma questo non giustifica quello che è successo nel suo appartamento.
Nell'ultima e-mail di mercoledì mi aveva scritto di passare a trovarlo a casa il giorno dopo. Dandomi persino il codice del citofono, giù in strada. "E dammi del tu." Aveva scritto laconico. Ieri mattina, alle 10, munita della copia di un suo libro, il mio preferito, l'ho citofonato dandogli finalmente quel maledetto tu. "Ciao Magister, passavo di qui, ti disturbo?"
"Veramente ti aspettavo!" mi ha risposto la voce metallica dall'altra parte dell'apparecchio. Gli avevo scritto un forse nell'e-mail. Non doveva essere per forza di cose un sì. Ma avevo voglia di rivederlo proiettato nella realtà, nella vita di tutti i giorni, tra quattro mura, per rendermi conto di non aver sognato sino ad allora. Capisco, solo adesso, di averlo 'mitizzato' nel frattempo. Lo scambio epistolare intercorso tra noi due, in queste settimane, mi ha reso la figura di un uomo che immaginavo. Uno stacanovista, un passionale nel lavoro. Un modello di perfezione che volevo conoscere meglio per carpirne i segreti professionali. Se da una parte ero ammirata dal giornalista dall'altra, col passare delle settimane, ho finito per rimanere ammaliata dall'uomo. Dai suoi gesti che mi tornavano alla mente, dal tono della sua voce, da quel sorriso antipatico ed irresistibile, dalle sue parole piene di fervore lette nelle sue e-mail.
Incredibile come uno scambio epistolare ed un caffè preso di fretta possano far avvicinare due persone. Questa volta mi ha accolta con un abbraccio. Forse aveva meditato tutto. Non lo so, non lo so davvero. Datemi dell'ingenua, ma non avrei voluto un finale del genere, anche perchè (forse) ho perso 'il giornalista' per sempre.
Mi ha offerto del caffè, abbiamo parlato del più e del meno. Mi ha mostrato delle bozze di articoli futuri. Poi mi ha fatto entrare nel suo studio. Sono rimasta incantata dalla sua libreria. Non pensavo ne avesse una così fornita a Roma. "Non mi muovo senza i miei libri".
Mi guardava col solito sorriso beffardo. Difficile comprendere la sua comunicazione non verbale, starei ore ed ore ad osservarlo senza dire una parola, se ciò servisse a scoprire chi è veramente. Chi si nasconde dietro quel viso serio, dietro quegli occhi profondi. Colui che ho scoperto tra le righe delle sue e-mail o qualcun altro? E' una domanda che non mi fa vivere. Ero venuta a Roma in cerca di lavoro e mi sto ritrovando in questo vortice di sentimenti a me estranei per un uomo maturo. Sedici anni di differenza non sono tanti, ma tanto basta per mandarmi in confusione.
Mi sono avvicinata alla libreria ed ho preso un libro a me caro. Non ero sorpresa di trovarlo lì, tra tutti gli altri. "Questo l'ho riletto decine di volte". "Anch'io" mi ha risposto avvicinandosi. L'ha preso in mano, ne ha letto un passo, poi l'ha chiuso. L'ha riposto sullo scaffale. Si è fatto nervoso. Ha cambiato espressione, era come preoccupato da quello che di lì a poco avrebbe fatto. Mi ha accarezzato il viso, ero immobilizzata, le gambe pesanti mi tremavano. Non mi aspettavo un gesto del genere. Ha avvicinato il suo viso al mio, sentivo il suo alito caldo sulle guance. Non era più l'uomo tutto d'un pezzo che avevo conosciuto, il beffardo, il primo della classe, persino lo sguardo si era fatto smarrito come quello di un adolescente. Si è chinato su di me e mi ha baciata. Non ho opposto resistenza. Ho sperato che quel bacio non finisse mai. Ma doveva finire e una volta riaperti gli occhi, sono letteralmente fuggita via. Ho aperto la porta ed ho fatto di corsa le scale. Non ha cercato di fermarmi.

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martedì, 17 novembre 2009, ore 15:40
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"Gli uomini dai trenta ai quaranta meditano in gran segreto una rivoluzione ai danni delle donne." Giusy mi guardava con tono perentorio brandendo nell'aere il mestolo per passare la pummarola. "Basta fargli capire che vorresti una famiglia, una casa, dei figli che in meno di un mese si fanno attanagliare da dubbi esistenziali inesistenti. Eterni peter pan, esiste persino una sindrome per definirli tali ed inspiegabilmente ne vanno fieri."
"Si stanno ribellando alla procreazione! E' inaudito!" era furiosa ieri sera, mentre mi raccontava del ragazzo di una sua amica che, pare, sia scappato non appena la ragazza ha cominciato a parlare di casa insieme. "Non vogliono crescere.  - ha aggiunto - Troppe responsabilità, perchè crearsi problemi, quando possono lasciarti e ricominciare da capo con un'altra? Ma sì, la prendo in giro per un po', le faccio perdere del tempo prezioso senza portarla all'altare e poi ricomincio la catena. Questo pensano! E tu, tu arrivi a quarant'anni sempre single!" Non stava delirando.
"C'è davvero una guerra in atto. - ha incalzato osservandomi sgomenta -  E sembra quasi che l'unica soluzione sia fregarli, rimanere incinta e costringerli a sposarti. Sì, come la migliore amica del tuo ex, Cisco. E' stata la cosa più saggia che potesse mai fare, anche se ha usato in modo subdolo il suo essere donna! Perchè alla fine ricordatelo, ciò che ti rimane sono i figli che ti hanno dato quei bastardi, non certo loro, loro vanno e vengono, ormai non restano più una vita al tuo fianco! Hanno in testa la rivoluzione, loro! Te lo dico io cos'è, hanno dei complessi mostruosi di inferiorità nei nostri confronti!! Il loro ruolo preferito al cinema? Quello di Peter Pan, vogliono disconoscere il ruolo del Principe Azzurro! Si riunissero in sindacato, maledetti!"
AMEN.


 - Un bel VAFFANCULO a Peter Pan -

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lunedì, 16 novembre 2009, ore 12:45
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(...) Domattina, per le 9, dovrei essere in zona (nome del luogo). Che ne dici di un caffè al volo in via (beep)?
 
Alle 9 in punto, stamane, ero già davanti al bar. Volevo essere impeccabile. Ho persino passato lo smalto perlato sulle unghie delle mani e sfoggiato i miei orecchini preferiti. Poco trucco, jeans e camicia nera. Non volevo che Il Magister mi vedesse impacciata come l'ultima volta. Lo sarei stata comunque, ma avrei cercato sicurezza altrove. Nel mio anello d'argento appariscente, per esempio, per darmi un contegno. Nei miei occhi. Per ore ed ore avevo provato sguardi e smorfie di ogni sorta davanti allo specchio. Inoltre, l'averlo 'conosciuto', in queste settimane, tramite e-mail mi dava abbastanza forza per essere me stessa questa volta. Ha attraversato la strada lentamente, giacca e cravatta, medesima cartella di pelle. A pochi metri di distanza, ha sfoggiato il suo sorriso da primo della classe. Mi ha dato la mano. Mi parlava dandomi del tu, scusandosi sia del ritardo (inesistente) che del poco tempo che avremmo passato insieme. Aspettava una importante telefonata e sarebbe dovuto scappare subito. Non sentivo da parte sua, rispetto alle altre volte, il desiderio di mettermi in imbarazzo. Lo sguardo era disteso, divertito, molto divertito dal fatto che continuassi ancora a dargli del Lei. "Non mi abbatto, prima o poi ci riuscirai." Il tempo di un caffè, poi la telefonata. E' scappato via non prima di avermi dato un bacio sulla guancia. Ha un buon profumo. Mi sarebbe piaciuto rimanere più a lungo con lui.

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venerdì, 13 novembre 2009, ore 19:11
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Fine serata salvato, in zona cesarini, da un nuovo amico gay (Ferdy ne sarà geloso!), nottambulo della Roma da bere, che si è prestato di riaccompagnarmi a casa in macchina, evitandomi l'imbarazzo di dover rimettere piede nell'utilitaria del collega puzzolente. Gli è bastato uno sguardo, mi ha detto poi dopo, per capire che avevo bisogno di un aiuto concreto: "la solidarietà femminile, in questi frangenti, aiuta molto cara!"
Penso si stia formando un nuovo gruppo di amici, mi cercano, ci divertiamo, ne sono contenta. Questa settimana sono uscita tutte le sere, è un po' massacrante, non sono abituata a questi ritmi da molto, moltissimo tempo. A Roma ho ritrovato persino una vecchia compagna di scuola, single, la prossima settimana andremo a mangiare in un ristorante etnico, mi sono commossa nel rivederla dopo 12 anni. Eravamo molto amiche, poi ci siamo perse di vista.
La corrispondenza con Il Magister continua. Alle volte lo immagino scrivermi. I suoi occhi, il suo volto serio. Dove troverà il tempo per farlo? L'ultima e-mail riportava un orario assurdo: 1:27. Mai un refuso, mai un periodo contorto. E' sempre lineare. Nella sua totalità: elementare, semplice. Questo mi piace del suo saper scrivere. Arriva al cuore del lettore senza archibugi inutili.

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giovedì, 12 novembre 2009, ore 13:59
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Serata al cinema con un collega conosciuto a Roma. Da dimenticare, resettare per non farsi venire un conato di vomito improvviso, il medesimo che avrei voluto espletare ieri sera dato lo sgradevole odore emanato dal poveretto. Me ne stavo seduta accando a lui cercando di intercettare un po' d'aria 'non inquinata' sopra la mia testa, tutto inutile. E poi che imbarazzo sentirlo parlare ad alta voce di politica nel silenzio della sala, prima e dopo la proiezione. I vicini di poltrona sghignazzavano divertiti per i suoi decibel di troppo. Se a questo aggiungiamo il fatto che la serata è stata pagata dalla sottoscritta, potete immaginare il mio alto livello di disgusto. Non mi ha fatto parlare per tutta la sera, era troppo impegnato a urlarmi in faccia le sue idee del cazzo, non appena tentavo di intavolare un discorso, mi sovrastava con la voce baritonale. Che voglia di urlargli un bel VAFFANCULO! Stasera, ahimè, dopo esser stati in un locale con altri colleghi mi riaccompagnerà a casa, ma sarà per l'ultima volta, onde evitare che pensi ad un mio interessamento. Ancora non conosco Roma e sono 'costretta' a chiedere passaggi, ma piuttosto che chiedere ancora a lui, mi compro il navigatore satellitare.

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mercoledì, 11 novembre 2009, ore 10:19
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Stamane, una telefonata inaspettata da parte della mia padrona di casa di Milano. "Signorina, il pazzo del piano di sotto se ne è andato, finalmente è intervenuta la forza pubblica, può tornare a casa." Era sicura che me ne fossi andata per colpa del vicino cocainomane. Continuo a pagare l'affitto del mio appartamento a Milano, sebbene da oltre un mese viva stabilmente a Roma e sia salita solo due o tre volte. Cat si è offerta di pagare al posto mio l'affitto, ho rifiutato. 
Il carteggio tra me e Il Magister continua. Mi ha tirato le orecchie. Ha dissentito su alcuni punti del mio 'compitino per casa' ma ha anche detto che sono ad un ottimo livello. Dovrei essere più incisiva, secondo lui, e lasciar da parte la superficialità. Non lasciarmi trasportare dalla musica delle parole, ma avere il coraggio anche di spezzare quel cordone ombelicale fatto di metrica. Mi inchino al Magister.
Sto cercando di impegnare ogni singolo giorno della settimana lavorativa per non pensare. Mostre, cinema, discoteca, pub, ristoranti, cocktail party etc..Esco con nuovi amici giornalisti, conosco persone nuove di un certo ambiente, ho stimoli superiori rispetto a prima sia culturalmente che emotivamente parlando. Per la prima volta nella mia vita, ho capito di dover pretendere il meglio, per me stessa. Mi sono accontentata fin troppo negli ultimi anni. Accontentata di persone che fino in fondo non mi piacevano, che non erano adeguati a me, miseri, sono giunta persino a pensare di non essermi mai innamorata veramente di un uomo. Mi godo la mia situazione da single a pieni polmoni. Non voglio sentir parlare di uomini al momento.

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domenica, 08 novembre 2009, ore 19:31
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Il Magister ha trovato il mio spunto pertinente. Tale spunto non si scostava di tanto da quello che aveva scritto lui, semmai lo rafforzava. Mi ha detto che gli piace come affronto il pezzo, senza lasciare niente al caso. Il mio ego è andato alle stelle. Mi ha dato persino un compitino per casa, lo visionerà domani. La cosa mi diverte. Mi piace mettermi in discussione anche se questo suo volermi mettere alla prova, mi sta causando uno stato ansiogeno formato famiglia. Ho paura di deluderlo. Mi ha scritto questa frase: "Un solo consiglio: sìì sempre corretta e non prestare fianchi a critiche. Se fai così, puoi dire e fare tutto ciò che vuoi. Cerca di aver sempre ragione quando attacchi, fai che le tue critiche non siano solo parere ma verità."
Intanto ho cominciato la mia piccola collaborazione. Devo ambientarmi, piano piano ci riuscirò, i ritmi sono diversi e ancora non conosco bene Roma.
Oggi mi sono trasformata in infermiera. Giusy da tempo soffre di candida ma non mi aveva detto niente considerando il disturbo una cosa innocua e dovuta a stress. Di certo non si cura con aulin, ma con pomate, pillole, ovuli e lavande. Avevo con me tutto l'occorrente. Sebbene da più di un anno e mezzo non ne soffra più è bene avere sempre a portata di mano le medicine. Come siamo complicate noi donne. Adesso sta dormendo, le ho inserito l'ovulo nella vagina. Le risate. Si vergognava da morire, ma da sola non ci riusciva. Prima di addormentarsi serena mi ha guardata con riconoscenza infinita:"Grazie Suspy, se non c'eri tu sarei impazzita!"
"Non prendere più la pillola tesoro, usa il preservativo, da tempo penso che la causa di questi mali sia solo quel mix chimico inutile."
"L'ho pensato anche io!"

(...) Mi mancano le nostre chiacchierate :) Io comunque continuo a leggerti sempre su tutte le piattaforme :) Sei una donna tosta ormai lo sai, hai solo bisogno di trovare la tua fortuna. Non mi ricordo chi lo diceva ma diceva: "Uno per avere fortuna, deve mettersi dove la fortuna passa." E tu mi pare che ti sia messa nei posti giusti :) tieni duro e attendi con pazienza, per me i segnali buoni ci sono e comunque io ho una smisurata fiducia in te quindi.....Robi

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venerdì, 06 novembre 2009, ore 19:39
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Non è stato difficile cancellare tutti i suoi amici da facebook, lo desideravo da tempo. Più duro è stato cancellare Cisco, non solo dal social network ma dalla mia vita. Ci siamo visti. Poche parole pronunciatemi con le lacrime agli occhi: Non ti amo più. Ho pianto per quattro giorni ininterrottamente, Giusy mi è stata vicino. Al quinto sono uscita con dei nuovi amici (giornalisti) che ho conosciuto qui nella capitale, mi hanno fatto ridere, mi hanno coccolata. Sto male sia fisicamente che psicologicamente ma ogni giorno che passa penso che Cisco col suo gesto mi abbia fatto un grande favore. Perchè mi ero accontentata di quest'uomo? Io dovrei voler solo il meglio per me. Perchè non mi amo? Eravamo troppo diversi, sebbene volessimo le medesime cose. Mi rendo altresì conto di averlo allontanato dalla mia vita irrimediabilmente in questi mesi, inconsciamente ho dettato io la parola fine a questa relazione. Vado avanti anche se a fatica, comunque sia andata ha significato molto per me. Mi accorgo dell'amore che provo per le persone solo quando le ho perse per sempre. E' una condanna. 
Nel frattempo, mi ha risposto il Magister. Dopo alcuni giorni dalla e-mail che gli avevo inviato. Si è persino scusato del ritardo. Sorridevo incredula mentre leggevo le sue parole apparse improvvisamente nella mia casella postale. E' davvero un onore per me poter comunicare con lui, anche soltanto attraverso una semplice e-mail. Sto continuando a dargli del Lei imperterrita. Ormai la mia è quasi una ossessione. Un puntiglio, una presa di posizione per il rispetto che provo nei suoi confronti. Lo so di essere maleducata nel rifiutare la sua disponibilità a farsi dare del tu, ma è così gratificante dare ancora del Lei a quelle poche persone che ritieni essere un punto di riferimento. Penso che glielo scriverò. Mi ha accennato qualcosa sul pezzo che apparirà domani, mi ha chiesto consigli, prima che chiuda il giornale. A me? Sarà meglio che mi metta al lavoro per rispondere in modo consono. Visto che non è davanti a me in tutta la sua grandezza da primo della classe ho il tempo materiale per formulare frasi di senso compiuto, senza fare figuracce. Quando scrivo so essere chiara, lineare, diretta, riesco ad analizzare tutto da diverse angolazioni. Ma vis a vis non ci riesco ad avere la medesima chiarezza mentale. Questo è uno dei miei grandi limiti. Devo scrivere prima di parlare. Sempre. Attraverso la scrittura so esprimermi cento volte di più.
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venerdì, 30 ottobre 2009, ore 17:46
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Mi hanno chiamato da una delle prime redazioni che avevo visitato. Mi hanno offerto una piccola, piccolissima collaborazione, quasi la stessa che avevo a Milano. Ho accettato per il momento, anche soltanto per tenermi occupata. Ho comprato una piantina della città, ho segnato i cosiddetti 'punti sensibili': aule di riferimento per le principali conferenze stampa, luoghi di raduno dei giornalisti etc.
Ieri sera, dopo cena, ho scritto al Magister. Mi chiedo se risponderà o farà orecchie da mercante. Tutto sommato è stato gentile a darmi la sua e-mail. Ma dubito che mi scriverà impegnato com'è. Mentre eravamo al bar mi ha incitata ad andare avanti, a perseverare, a tenere duro perchè prima o poi qualcosa si muoverà. Mi sembrava di risentire le parole del mio collega di Milano.
L'impressione che mi sono fatta della capitale in queste prime settimane di permanenza? Roma è una città viva, dinamica. Si ha sempre l'impressione di far parte della storia. Tra antiche vestigia e contemporaneità non è difficile incrociare personaggi che hai sempre visto in tv. Stamane per puro caso ho visto per strada Alemanno e dopo poco Capezzone. Incredibile come tutto possa essere così naturale. Persino vedere da lontano Fini mi è sembrata la cosa più normale di questo mondo. In questo mi affascina Roma, nella sua veste di Re Mida. "Non bisogna toccare gli idoli: la polvere d'oro che li ricopre potrebbe restarci attaccata alle dita" scriveva il buon Flaubert. Sì, sento palpabile quel desiderio inconscio di allungare la mano quel tanto che basta per toccare l'oro senza il pericolo di farmi del male. In questo momento della mia vita voglio solo il bene per me stessa. L'aria di Roma me lo sta facendo credere
.

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lunedì, 26 ottobre 2009, ore 13:03
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Stavo uscendo da un'altra redazione, l'ennesima. In queste settimane le ho girate tutte. Quando all'improvviso ho risentito quella voce.
"Ci incontriamo nuovamente!" Mi sono girata di scatto riperdendo la parola. Era sempre lui, il Magister, questa volta in giacca e cravatta, la medesima cartella di pelle in mano. Chissà cosa ci fa qui e cosa nasconderà mai là dentro. Ho pensato malignamente, illudendomi di sminuirlo ai miei occhi. Ho guadagnato l'uscita, ha accelerato il passo per  aprirmi la porta. Sorrideva divertito come la prima volta che ci eravamo visti. "Buongiorno!" ho sussurrato. Volevo scappare. Essere nuovamente il suo zimbello mi avrebbe costretta ad un altro pomeriggio di lacrime. Per il mio ego tutto questo sarebbe stato inaccettabile.
Stavo per salutarlo definitivamente quando, compunto, mi ha umiliata con questa domanda a bruciapelo: "Chissà se davanti ad un caffè riuscirà a non balbettare?"
Sono letteralmente scoppiata. Non potevo subire.
"Lo trovo improbabile sa? E la colpa comunque è tutta sua!"
"Mia?" ha strabuzzato gli occhi, sorridendo divertito.
"Sì, sua." Non avevo davvero niente da perdere. "Mette soggezione sa? Sarei voluta essere da tutt'altra parte qualche settimana fa. Ho persino pensato che sarebbe stato meglio cambiare lavoro."
"Addirittura?!" - Era sempre più divertito - "E per quale motivo?"
Mi sono fermata di colpo e sono scoppiata a ridere. "Me lo chiede anche? Lei è...lei è..."
"Io sono? Un giornalista come te. A parità di mansione direi che siamo colleghi, né più né meno"
"Per piacere..."
"Per piacere cosa?!" rideva tra il divertito e l'infastidito. Non sopporta il contraddittorio. Ma questo lo avevo già capito da tempo e ancor prima di conoscerlo.
"A proposito  - mi sono bloccata in mezzo alla via - mi ha dato del tu!"
"Dammelo anche tu, così siamo pari!" camminava con le braccia incrociate dietro la schiena, tenendo tra le mani la borsa di pelle. La muoveva in qua ed in là come un professorino saccente. Mi stava prendendo in giro, era palese.
"Non se ne parla nemmeno, guardi... - mi sono fermata nuovamente di colpo, ho capito di essere stata maleducata -  Mi scusi, sa, forse le sono sembrata scortese, ma dare del tu a Lei, penso che non ci riuscirei neanche sotto tortura."
"E se quella tortura fosse una soffice sfogliatella napoletana al prossimo bar?"
Non demordeva, ma neanche io. "Ma Lei avrà da fare."
"A dire il vero no" ha sorriso come suo solito, come gli ho visto fare in tv, stringendosi nelle spalle abbassando lo sguardo. L'avrei ucciso. Non sai mai se è sincero o ti prende per i fondelli.
Ho desistito. "Vada per la sfogliatella."
Ero impacciatissima. Sebbene sputargli addosso un po' di colpe del nostro primo incontro, mi avesse fatto bene, ero pur sempre tesa come la corda di un violino. La netta sensazione di essere sempre sotto esame non mi lasciava un momento. Avevo paura di intavolare il benchè minimo discorso, come avevo paura di essere me stessa, o fare gesti inconsulti, al peggio apparire sgradevole. Il suo giudizio mi bruciava la coscienza e mi impediva di fare alcunchè.
"Tu sei milanese come io sono romano, non è così?" mi ha chiesto dando un morso scomposto alla sfogliatella. Mi sono imbambolata per alcuni secondi sulle sue fauci ricoperte di zucchero a velo. Ricordo di aver pensato: allora è un essere umano anche lui e di aver risposto subito dopo: "Gran bella intuizione, il mio accento è meglio di un biglietto da visita, non è così?" Si è messo a ridere, parlandomi delle sue origini.
All'improvviso un avventore l'ha riconosciuto e gli ha chiesto un autografo. Ha aperto la borsa di pelle che teneva sulle ginocchia ed agguantata una penna stilografica dal suo interno ha scritto il suo nome e cognome sul tovagliolo di carta. Lo zucchero a velo gli ricopriva parte del labbro superiore. Gli ho fatto cenno di pulirsi. "Grazie, finisco sempre per sporcarmi tutto il viso". Era davvero un essere umano.
Abbiamo parlato di giornalismo, più che altro lo stavo ad ascoltare, ponendo di quando in quando domande inerenti al suo lavoro, ai suoi articoli, che leggo ogni giorno. Ne è rimasto sorpreso per quante ne sapessi sul suo conto. D'un tratto si è interrotto:"Mi stai per caso intervistando?"
"Non mi permetterei mai senza la sua autorizzazione!" ho risposto sorridendo.
"Ne sono contento. - ha alzato lo sguardo, poi l'ha riabbassato. Voleva dirmi qualcosa, ma si peritava. Poi d'un tratto, col solito tono da primo della classe: "Non hai più balbettato, non so se devo ringraziare la sfogliatella o la mia capacità di intrattenitore."
Egocentrico. "Sicuramente la sfogliatella"- ed ho aggiunto - "l'ha fatta apparire per quello che è: un essere umano come me."
Per pura cortesia, penso, mi ha dato il suo biglietto da visita. A penna vi ha scritto la sua e-mail personale. "Scrivimi ogni tanto ed io mi chiamo Magister, capito?"
"Mmm, capito. Ma tanto non ce la faccio a darLe del tu."


Intrigante. Mettere in soggezione una donna intelligente non è facile. Chapeau! Alessandro

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lunedì, 19 ottobre 2009, ore 14:49
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Dopo aver ricevuto uno squillo al cellulare, dalla finestra del salotto, ho gettato uno sguardo giù in strada. E' scesa dal suo suv ed ha alzato gli occhi, incorniciati da un paio d'occhiali neri, in direzione del palazzo. Mentre chiudevo a chiave la porta di casa mi sono ripromessa di trattarla come una semplice amica, niente smancerie. Dopo quello che era successo sarebbe stato inopportuno. Che lo vogliamo o no siamo una coppia in piena pausa di riflessione, mi ripetevo mentalmente mentre scendevo le scale.
Le ho sorriso da dietro il portone a vetri. Poco truccata, all'apparenza la Cat di cui mi sono innamorata. Un sorriso enigmatico a trentasei denti, come se nascondesse qualcosa. Ho richiuso alle mie spalle il portone.
"Ciao!"
"Ciao!" Era impacciata. Non sapeva cosa fare. Ha fatto un passo avanti, poi uno indietro, due avanti poi ha deciso di farmi strada verso il Suv.
"Quanto ci hai impiegato ad arrivare a Roma? A che ora sei partita?" Poco mi importavano le sue risposte, volevo in qualche modo toglierla dall'imbarazzo. Al contempo, non potevo mentire a me stessa. Mi bruciava il fatto di non aver ricevuto neanche un bacio sulla guancia e di provocare in lei questa apatia di sentimenti. Cosa le passerà per la testa? Mi chiedevo osservandola. Così, ho provato a farle quella domanda che tanto mi martellava in testa. "Sarei potuta tornare da sola in treno, comunque ti ringrazio. Come mai sei voluta venire?" Non aveva ancora messo in moto la macchina, teneva il volante tra le mani. "Volevo vederti - mi ha detto guardandomi con dolcezza ed ha aggiunto dopo una breve pausa - mi mancavi." Le ho sorriso senza rispondere. Mi ha colpita profondamente. Non pensavo avesse il coraggio e la forza in questo momento 'particolare' della sua vita e della sua 'terapia d'urto' con lo psicologo di poter dire cose del genere a chi, da poco tempo, aveva negato persino l'amore.
Ci siamo messe in viaggio. L'ho intrattenuta parlandole della mia permanenza a Roma, di Giusy, della ricerca spasmodica di un lavoro, le ho voluto raccontare persino l'aneddoto del magister incontrato in redazione. "Non mi dire!!!" Era parecchio divertita.
Poi si è fatta seria. Le tremava la voce. "Sei andata via da Milano a causa mia?"
Sono stata sincera. "Diciamo che il tuo comportamento mi ha spronata a fare le valigie che da tempo dovevo fare, sì."
Si è commossa.
"Cat, non c'è bisogno di piangere, doveva andare così, mi sta servendo tutto questo, ne avevo bisogno al di là di quello che è successo."
"Tornerai più a Milano?"
"Vedremo, per ora sto a Roma."
"Ti dispiace se usciamo al prossimo autogrill?"
"No, no, fai pure. Comincio ad avere una certa fame."
Ero in fila per i panini mentre Cat era in bagno. Dopo poco l'ho vista tornare con un peluche enorme tra le braccia. Non capivo.
"Non eri andata in bagno?"
"No, ero alla ricerca di qualcosa...per te! E mi sono imbattuta in lui. E' dolcissimo e soffice. Voglio che ti tenga compagnia a Roma."
Ero imbarazzata, perchè si stava comportando a quel modo? Sembrava la mia Cat, sembrava tutto tornato come prima. Perchè mi stava illudendo?
Ha preso la carta di credito ed ha pagato tutto (sia i panini che il peluche).
Mi ha porto il peluche sorridendo felice.
"Beh, allora grazie..."
Ci siamo incamminate verso il Suv. Stavo per chiudere l'enorme peluche dentro il bagagliaio quando mi ha preso una mano e smarrita, in preda al panico, come se da un momento all'altro avesse potuto perdermi, mi ha detto: "Ti amo, ti amo tanto. Mi sembrava di impazzire senza di te. Sono tornata a lavoro sai, ho chiesto scusa alla mia famiglia e sono venuta fino a Roma a chiedere scusa anche a te. Non so cosa mi sia successo. Ho avuto un momento di sbandamento. Dovevo capire cos'era importante per me."
Ero senza parole mentre mi teneva stretta in un forte abbraccio. "Ti ho ritrovata Cat, e mi sembra impossibile. Mi stai rendendo la persona più felice del mondo. Pensavo di averti persa per sempre."
Il suo bacio mi ha riportato alla vita. Quanto mi erano mancate le sue labbra. Siamo rimontate in macchina alla volta di Milano. Non siamo mai state così euforiche, felici. Giunte a casa abbiamo fatto l'amore. "Mai, mai ci lasceremo" mi ha sussurrato sotto le coperte. "Mai, Cat, te lo prometto."

Esito della visita: tra un mese devo tornare a Milano per altri esami. Nel frattempo mi hanno dato dei farmaci potenti per non sentire il dolore.

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mercoledì, 14 ottobre 2009, ore 14:33
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Mi sono iscritta in palestra. Da poco più di una settimana seguo due corsi: aerobica e g.a.g. ogni giorno. Da quanto non facevo qualcosa per me, per il mio corpo? Una eternità. Sembrerà assurdo ma lavorando su glutei e addominali tutte le mattine, sono tornata un figurino. Mangio anche meno di prima. Ho ripreso la dieta che seguivo quando facevo la modella: miglio, quinoia, farro, riso, kamut, avena, carne bianca, insalata, legumi, thè e tisane. I jeans stanno su che è una meraviglia. Mi sento leggera, cammino persino più eretta. Questa mia permanenza a Roma mi sta facendo rinascere. Respiro a pieni polmoni.

A Milano la situazione non è delle migliori. Mi ha telefonato poco fa Cisco. Vuole licenziarsi, ha scoperto degli ammanchi nelle buste paga ed inoltre è consapevole che non vedrà mai la retribuzione degli straordinari. E considerato il fatto che sono dieci anni che lavora in quella ditta, vuole fare esplodere un putiferio non prima di aver trovato un altro impiego. Con i tempi che corrono sarà una impresa. Vorrebbe prendere in gestione un bar nel centro di Milano con un amico. Sono curiosa di vedere come si evolverà la situazione. Da Roma, mi sembra tutto così lontano, evanescente.

Venerdì ho un appuntamento a Milano con un neurologo per quel mio problema mai risolto. Non mi aspettavo la telefonata di Cat ieri, mi ha fatto piacere. Mi ha ricordato della visita. Tono di voce apprensivo dall'altra parte della cornetta, non so dire se per il mio stato di salute o per la voglia di rivedermi. "Vengo a prenderti domani con la macchina! Ho voglia di farmi un giretto!" mi ha quasi intimato. Ho accettato di buon grado la sua decisione. Staremo un po' insieme e forse parleremo anche di noi due. Non ne ho molta voglia, mi sento 'distante', ma starò ad ascoltarla. Non voglio attaccarla, non voglio ferirla. Mi sento diversa. Forse è tutto merito di Roma.

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martedì, 13 ottobre 2009, ore 13:16
Probing Intelligence


Perchè non provare anche qui? In fondo, non ho niente da perdere. Con queste parole, ieri mattina, ho varcato la soglia dell'ennesima redazione. Non avevo mai visto così tanta confusione in vita mia all'interno di un giornale. Chi è del mestiere sa benissimo come il giornalista non conosca la parola lavoro prima del pomeriggio inoltrato. Le redazioni la mattina sono semi-deserte se non del tutto. Conferenze stampa, interviste, congressi tengono lontani per gran parte della mattinata i giornalisti dalle loro scrivanie. Stranamente in questa redazione tutti erano presenti e chini sul proprio computer. Un nugolo di uomini (in maggioranza) alle prese con risa, imprecazioni, rivelazioni, di tanto in tanto interrotte dal rumore dei tasti del computer spinti con foga da dita esperte. Ho gettato uno sguardo fugace prima di essere intercettata dalla segretaria. "Signorina, desidera?"
"Buongiorno, vorrei, se fosse possibile, parlare col caporedattore. Vorrei lasciare il mio curriculum."
"Il caporedatore non c'è signorina, può darlo a me se vuole." Ergo, verrà gettato insieme a tutti gli altri curriculum e nessuno ti chiamerà mai per un colloquio, questo intendevo, a buon ragione, osservando il suo sorrisino di circostanza.
La sagoma di un uomo con una cartella di pelle in mano, appena entrato in redazione, ha destato l'attenzione della segretaria che si è apprestata a salutarlo con un sorriso a trentasei denti. Mi ero soffermata con la coda dell'occhio sulle mani dell'uomo senza alzare lo sguardo. La sensazione di aver fatto un buco nell'acqua era palese, ero pronta a spalle curve a tornarmene da dove ero venuta.
"Signorina, può dire a me..." la voce la conoscevo, eccome se la conoscevo, dove l'avevo sentita? Ho alzato gli occhi e ho perso la parola. Mi sorrideva incuriosito. Con quel suo sorrisino antipatico che tante volte gli avevo visto stampato in faccia alla tv. Ha ripetuto la domanda: "Può dire a me...". Ho cominciato a balbettare che avevo portato il mio curriculum, che ero a disposizione per un colloquio e che avrei anche tolto il disturbo il prima possibile. Volevo scappare. Ero disposta persino a cambiare lavoro. Sì, vado a fare qualsiasi altra cosa pur di non avere a che fare con LUI. Oh buon dio, fammi tornare a casa, te ne supplico. La mia mente partoriva strani pensieri, il viso e l'intonazione della mia voce, di rimando, contribuivano a far sorridere ancora di più il Magister. Ero impacciatissima. Una matura Hermione Granger davanti al potente e sconosciuto Severus Piton.
"Perchè tanta fretta? Venga nella mia stanza. Come sa il giornalismo ha avuto momenti migliori, non ci sono molte risorse, non sono neanche il direttore, ma parlarmi della sua esperienza non costa niente, giusto?"
Esperienza io? Dio, a confronto della SUA di esperienza ho sempre pettinato le bambole, pensavo. Mi sminuivo mentalmente, mi metteva in forte soggezione. Sorridevo come una cretina. Incapace di articolare il benchè minimo discorso. Il Magister rideva divertito, aveva perfettamente capito la mia emozione e giocava su questo. Cinque minuti a questa derelitta, magari mi diverto pure a prenderla per il culo. Ormai la mia mente partoriva anche i suoi di pensieri. Ho cominciato a intavolare un discorso senza senso, mi mancava il respiro. Suspence, mi dicevo, sei proprio una stupida, lo sai che tanto non hai niente da perdere e nonostante tutto stai facendo una pessima figura. Giocherellava con una penna e di quando in quando mi gettava uno sguardo con quegli occhi chiari pungenti. Sembrava molto interessato alle mie parole quasi sussurrate. Poi all'improvviso la sua domanda inaspettata: "Perchè vuole fare questo mestiere?"
"Perchè amo scrivere. Non potrei fare altro nella mia vita." Che risposta del cazzo, seguita da un'altrettanta rafforzatura del cazzo:"Scrivere per la ricerca della verità." Mi ero tirata da sola la mazza sui piedi. Ho chiuso gli occhi capendo di essermi giocata i miei cinque minuti di gloria.
Ho pianto per tutto il pomeriggio di ieri. Come sono stupida. Nel momento del bisogno, so tirare fuori il peggio di me.

Quando avrai la piena consapevolezza delle tue potenzialità (e spero che ciò accada presto) tutte le tue insicurezze svaniranno come neve al sole!!! Baci
Simone

Forse ho capito chi èèèèè occhi azzurri e faccia cattiva?? Giulia

Faccia da primo della classe.

Ehhh allora nn lo so :D Giulia
Gemiti di Suspence





mercoledì, 07 ottobre 2009, ore 12:53
Probing Intelligence


(Uno scorcio di villa Borghese - Roma)


Da tre giorni il mio nuovo indirizzo civico è situato dalle parti di Villa Borghese a Roma. In linea d'area dall'altra parte di Piazza di Spagna. Dalla terrazza comune, sita all'ultimo piano del palazzo, si può ammirare una vista mozzafiato sulla città capitolina. Sono già due mattine che faccio colazione lassù tra le nuvole, in pigiama. La città lontana eppur così vicina, gli odori, i rumori, non hanno eguali. L'appartamento è molto grande, lo condividiamo con altre due ragazze, studentesse universitarie. Ma al momento non ci sono, arriveranno a metà ottobre. Giusy mi raggiungerà entro il fine settimana. Ho deciso di partire subito, senza esitazioni. (Giusy aveva già preso contatti con le due studentesse, erano alla ricerca di una quarta persona per l'ultima camera ed ha pensato a me).
Sul finire della scorsa settimana ho parlato con Cisco. Non l'ha presa bene, ma ha capito che non sarà per sempre questa permanenza nella capitale, giusto qualche mese, il tempo di capire se vi sono possibilità concrete per il mio lavoro.
L'arrivo è stato traumatico, mi sono persa con la macchina e per trovare un posteggio non a pagamento nei dintorni di casa ho impiegato un'ora. Ho deciso che mi muoverò in metro o con l'autobus, ma non toccherò più la macchina. Perdersi è molto facile anche se sono provvista di tom tom. Devo informarmi se esiste a Roma la pulizia delle strade. Non vorrei mi portassero via la Matiz.
Ho una camera molto grande, ognuno ha la sua. I gatti al momento vanno a zonzo per l'appartamento annusando tutto. Il viaggio è stato faticoso, gli ci vorrà del tempo prima di abituarsi al cambiamento. Mi sento come i miei micini. Spaesata, impaurita. Un tempo ero abituata a viaggiare, cambiare stanza d'albergo ogni sera, ma adesso questo repentino cambiamento mi è sembrato quasi una violenza nei confronti della mia persona. Una violenza di cui forse avevo bisogno per destarmi dal tepore della depressione e della monotonia. Voglio prenderla così, come una 'vacanza' inaspettata. Senza farmi troppe illusioni, vivendo giorno per giorno, senza pensare a ciò che ho lasciato a Milano. Soprattuto a Cat. Sono scappata, sì, a gambe levate per non dover soffrire nuovamente. Ieri mattina ho stampato da internet tutti gli indirizzi dei giornali, ed ho visitato già due redazioni. Ho lasciato il mio curriculum, parlato con un caporedattore ed un segretario. Domani vado alla Rai e venerdì mi ributterò sulla carta stampata.

Congratulazioni e benvenuta nella capitale...in bocca al lupo virtual friend.
Barbara

Ho capito dove stai perchè abito a 100 metri eheheh...
Ale

Ciao Suspence...
per problemi di connessione non ho potuto leggerti per vari mesi....e...quante cose sono successe?!? La morte di Skipper...non posso crederci...quando l'ho letto mi sono commossa, e ho ripensato alla vostra storia, a quella volta che al supermercato ti ha dato il suo numero...e alla sua allegria, la sua solarità..
Forse ti fanno male queste parole, non lo so. Mi chiedo come riesci a vivere, dopo quello che è successo. Non è una critica, ma una pura e semplice curiosità...una domanda che mi pongo da giorni. Mi sembra una cosa così grande, fuori da ogni comprensione. Non so se al tuo posto riuscirei a dimenticare...ad andare avanti...
Detto questo, inutilmente forse, ti faccio gli auguri per il trasferimento a Roma e un in bocca al lupo per un lavoro. Spero arrivi presto.
Ma non scappare da ciò che ti spaventa, non lasciare indietro cose che potrebbero essere davvero importanti. Se la storia con Cat finisse così miseramente...........non so....forse Skipper....
...solo parole....
Un bacio e un abbraccio di sincero affetto.
Manuela

Gemiti di Suspence





sabato, 03 ottobre 2009, ore 13:17
Probing Intelligence

Ho parcheggiato la macchina in fondo al vialetto. Ho faticato non poco a farmi largo tra le macchine di grossa cilindrata che invadevano la piccola strada da ambo le parti.
Una musica assordante proveniva dalla villetta. Ne ho provato fastidio.
Sono rimasta qualche minuto in macchina, giusto il tempo di ripetere mentalmente le parole che avevo scelto con cura per sferrarle un ultimo flebile attacco.
Dalla mia, l'effetto sorpresa e la cura con cui mi ero truccata e vestita. Poche cose rispetto al potere seduttivo della psicanalisi che l'ha inghiottita.
Mi sono fatta largo tra gli invitati cercando i suoi occhi azzurri. Era in piedi vicino alla cucina in compagnia di due ragazze. Ho cercato di sorriderle ma non sono riuscita a nascondere il mio nervosismo. Ha perso il sorriso, come se il vedermi potesse, in qualche modo, ricordarle un passato negativo. Ha posato il bicchiere che teneva in mano e mi è venuta incontro. Mi ha baciato le labbra.
"Tolgo subito il disturbo Cat, il tempo di dirti che per un po' non ci vedremo, ho ricevuto una proposta interessante da Giusy, parto con lei. Me ne vado a Roma per un po'."
Mi osservava sorpresa, contenta per ciò che le stavo dicendo. La sua donna se ne stava andando, lontano, e tutto quello che riusciva a fare era sorridere come una cretina. Ripetermi: "Ti farà bene, vedrai. Hai bisogno di nuovi stimoli."
L'ho persa, proprio come successe per Tall. Forse questo è il mio destino, perdere gli affetti a causa della psicanalisi. Ma questa volta non voglio logorarmi dentro. Voglio dare un calcio a tutto. Dare il tempo a Cat di capire cosa vuole veramente e partire, tornare a viaggiare, dare uno sguardo al mondo circostante. Migliorare la mia vita in qualche modo. Darmi una possibilità. Quando Giusy mi ha telefonato poche ore prima di recarmi da Cat, alla domanda: "Che ne dici di venire con me? Avrei bisogno di un aiuto, ne parlo con il Direttore." Ho risposto di sì. Senza pensare a niente. Senza pormi domande su Cisco, su Cat. "Sì, vengo. Vengo volentieri Giusy".
"Nel frattempo puoi farti conoscere a Roma, lasciare il tuo curriculum alle redazioni più importanti..."
A che serve rimanere in questa Milano sterile? A che serve battere una strada senza uscita? Almeno un domani non avrò rimpianti sul mio percorso. Avrò dato il massimo, avrò battutto tutte le strade possibili.
Cisco sta tornando da Verona, è stato al concerto del suo cantante preferito. Gli comunicherò presto la mia decisione. In qualche modo continueremo a vederci, non voglio lasciarlo, lo amo davvero. Ma voglio fare qualcosa per me. Tutti sembrano pensare a se stessi, perchè io non lo faccio? Perchè non l'ho mai fatto? E' arrivato il momento di agire. Stasera sfilata di moda e da domani, comincerò a fare le valigie.


È la mia città. Ti seguo da quasi 4 anni dammi modo di farmi conoscere. Domani torno a Roma proprio da milano. Una sola opportunità. Ale

WoW... benvenuta nella capitale ;) Chiara

Buona fortuna :)
Marta

Pensare un po' a te stessa non può che farti bene, secondo me.. goditi la capitale, Suspy!
Bacione! :*
Monica

Le persone non si perdono di certo per la psicanalisi..! ti ho già detto..lo psicologo ti aiuta solo a leggerti dentro..non ti impone scelte..non è un mago incantatore..per quanto abbia potere persuasivo..!! e poi suspence l'amore non è egoismo..in realtà tu non ci sei al cento per cento per lei-ogni persona ha diritto all'assoluto..! qsto è quanto!!buon fine settimana. Roberta

Ciao Suspy, solo una parola da parte di uno che ha fatto 2 anni di terapia.....la terapia serve. la terapia fa male. se non sei disposto a farti del male per stare meglio dopo, allora starai male due volte: uno perchè non riesci a guarire, due perchè la terapia ti fare stare male. penso che cat non sia disposta a farsi male per poter guarire. Luca

Inboccalupo per la tua nuova supa-susp-avventura! ;P io ovviamente prevedo un futuro radioso pieno di fama e ricchezza che parte proprio da questo viaggio. li metterai tutti nelle tue scarpe. come in hear my train a comin'. Robi

Ciao Suspy, volevo solo dirti che sono contento della tua scelta di andare a roma....in bocca al lupo ciao e buona giornata Luca

Gemiti di Suspence





giovedì, 01 ottobre 2009, ore 11:04
Probing Intelligence

Da giorni non sento Cat. Stamane, inaspettatamente, mi ha telefonato suo padre. Voce baritonale, di quando in quando interrotta da un tono più stridulo conseguenza di una forte preoccupazione.
"La sto riperdendo. So che Cat può dare tanto in termini professionali, è come regredita...". Mi sono chiesta e di rimando gli ho chiesto se questo stato possa essere causato dalla terapia che Cat sta seguendo. Per lo stesso motivo ho perso Tall, per la stessa cosa Cat adesso mi ha disconosciuta, allontanata, disprezzata. E' come se la terapia bloccasse la felicità, il tessuto connettivo di una storia durata anni, quella splendida linfa vitale che esiste tra persone legate insieme da qualcosa di indissolubile. Non sono più tanto sicura che gli psicologi servano a qualcosa. Forse a qualcosa sì, a creare il caos dentro di noi, a smarrirci, a farci credere di stare maturando nello stesso momento in cui decidiamo di suicidare il nostro passato ed il nostro presente. Ci illudiamo di sognare un futuro migliore lontano dagli affetti colpevoli (inconsapevoli) della nostra depressione. Anche io lasciai Tall dopo la terapia, ma tornai sui miei passi per una seconda possibilità. Tall invece non è mai tornato sui suoi passi e adesso Cat sembra inseguirlo per la medesima strada. C'è qualcosa di egoistico che mi fa parlare, lo so, potrebbe davvero aver capito che lei è così: superficiale, fannullona e che io rappresento un'epoca della sua vita che vuole dimenticare, ma crederlo mi uccide. Può una donna aver mentito per tutto questo tempo? Aver desiderato di essere qualcosa di diverso, esserci riuscita e adesso tornare ad uno stadio embrionale?
"La terapia può aprirti gli occhi sul mondo, sulle relazioni, sì, ma questo disprezzare te, la sua famiglia, è un comportamento inaudito". Ha concluso il Primario sommesso.
Mi ha detto che stasera Cat darà una festa nella sua villetta. Me l'ha quasi sussurrato con la speranza, ne sono sicura, di spingermi ad andare da lei, per farla ragionare. "Ho provato a chiamarla, non risponde. E' dietro al catering. Sono fortemente deluso, mi scuso per il mio sfogo Suspence, ma sei l'unica a cui posso parlare di mia figlia."
Ho deciso che stasera andrò da Cat.


Hei..ho letto..sai con la terapia parti da te stesso..dal ritrovare te stesso..individualità che facilmente si perde nel rapporto interpersonale di una coppia..e va al di là dell'amore...lo psicologo aiuta soltanto a leggere dentro noi stessi..per afferrare le nostre vere esigenze..! I sentimenti che ha sempre provato per te prescindono ciò..perchè non credo riesca a viverti più serenamente..c è un disagio in lei che nn le permette di viverti come prima..quindi si allontana. Cmq stai serena del fatto che lo psicologo non la influenza..la aiuta solo a leggersi dentro..sarà lei e solo lei a decidere cosa fare della sua vita..i sentimenti sono solo i suoi..! ma cmq se tu stai male..va da lei..e cerca un dialogo sereno e costruttivo..analizza insieme a lei..i motivi di qsto suo cambiamento e distacco.....! parlarne..senza litigare..in modo costruttivo può aiutare te e lei...! il dialogo è la polverina magica migliore in qsti casi..! le crisi spesso sono costruttive...anche se per costruire possono distruggere ponti! tu non abbatterti..resta lucida e serena..e segui il flusso degli eventi.. :-) aggiornami..per qlunque cosa sono qui :)fa un grande respiro..e affrontala con serenità..ricordati l'amore è casa..falla sentire a casa:-) e buona fortuna
 Roberta (psicologa)

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lunedì, 28 settembre 2009, ore 14:45
Probing Intelligence


(Toto-Suspence. Cerca Suspence nella foto! Hahahaha)

Sul piano fisico, resisto. Sul piano lavorativo, mendico. Sul piano sentimentale, mi sento in alto mare sia a destra (Cisco) che a sinistra (Cat). Ma non posso farci niente.
Dopo anni di lontananza dalle sfilate, sabato tornerò sulle passerelle ma in veste di semplice spettatrice. Il collega che mi stima, probabilmente mosso a compassione, mi ha donato il suo pass. Ho accettato, verrà con me una nostra amica comune. Il rapporto tra noi tre si è consolidato nell'ultimo mese, usciamo spesso insieme per la colazione, parliamo di giornalismo e di fatti nostri. Una comune dedita al cazzeggio che ama i discorsi aulici. Una condizione che mi fa sentire meno "barbara" di quanto non lo sia diventata davvero.
Ho portato il vestito in tintoria. Un tubino nero, dissotterrato dal mio armadio, e usato all'ultimo matrimonio di famiglia, andrà più che bene. Lo ritirerò giovedì e con esso la mia autostima. Mi sono lasciata andare ultimamente, ho fatto fatica ad entrare nei miei jeans preferiti qualche settimana fa ed ho capito di aver raggiunto il punto di saturazione. Da allora sono a dieta e sorseggio tanto tantissimo thè verde lungo tutto l'arco della giornata.
Che si possano fare incontri scomodi su Facebook può anche capitare se ti fai chiamare Suspence. Maniaci, ipodotati, maschilisti, lesbiche di primo pelo possono essere dietro l'angolo. Come se parlare di sesso su di un blog pubblico implichi per forza di cose la possibilità da parte della tenutaria di un rapporto gratis con chiunque.
Ma non se la signorina (mio nome e cognome) sul vero profilo Facebook si presenta come giornalista e pergiunta fidanzata con un uomo. Da settimane sono tartassata da una escort milanese, (non trovo altra soluzione se non prendere a prestito un termine caro alla nostra attualità nazionale) conosciuta dall'elite locale di Palazzo, artista per finta, ricattatrice di professione. Lei ed il suo pseudo-uomo, pare ricattino la Milano-bene. "Non andare mai nel suo studio!" mi ha ammonita il caro collega "Lo sanno tutti che adesca volti noti in città per qualche ora di sesso." "E' lesbica?" Ho chiesto incuriosita. "Bisex presumo. Il suo uomo riprende tutto con la telecamera e fa fotografie. In seguito ricattano i poveretti! Così facendo è sempre arrivata ovunque."
"Conosci quella tipa?" ha fatto eco alle parole del collega, il mio amico massone al telefono. "Si, perchè?" "E' una gran bagascia, stai attenta! Persino (l'assessore per il quale è semplice portaborse) ci è cascato!" 
La signora in questione, quarant'anni suonati, è sinceramente un bel vedere. Minuta, bionda e tanto tanto porca a vedersi. L'ho conosciuta tempo fa ad una fiera di moda. Stranamente, ma neanche più di tanto, si era fatta immortalare col bello di turno. Complimenti reciproci sulla propria avvenenza, poi la telefonata. Inaspettata. Mi vuole vedere, nel suo studio. "Impegni permettendo..." ho diligentemente risposto. Da allora, è passata una settimana, evito di incrociarla su Facebook, spero non continui a telefonare anche perchè di bruciarmi la carriera per 'amicizie licenziose' non mi pare proprio il caso. Spero solo di non vedermela spuntare davanti alla sfilata di sabato. Auguratemi buona fortuna.

Gemiti di Suspence





lunedì, 28 settembre 2009, ore 12:16
Probing Intelligence

Giorni fa mi è piombata in casa, senza preavviso, alle 11 del mattino. Da tempo ha una copia delle mie chiavi nel caso dovesse succedere qualcosa. Ha spalancato la finestra di camera intimandomi di alzarmi. Proprio nell'attimo in cui avevo deciso di resistere all'intrusione di quel demone dai riccioli neri nascondendo la testa sotto al cuscino, ho sentito sulle gambe come una pioggia di pacchi e pacchetti travolgermi.
"Cosa diavolo...?" ho aperto gli occhi girandomi di scatto. Mi sono ritrovata sommersa da scatole e buste di note boutiques del centro.
"Ho fatto shopping!" mi ha detto tutta eccitata aspettandosi, come fanno i bambini, che le dicessi brava.
"Lo vedo!" le ho risposto sedendomi sul letto sbadigliando vistosamente.
"Sono stata da Burberry, ti piace questa borsetta? Da Miu Miu ho comprato queste scarpe e poi...."
Stentavo a crederlo possibile. Qualcuno o qualcosa del passato si era come reimpossessato della mia donna. Mi sembrava di essere tornata, per qualche scherzo del destino, indietro nel tempo, ai giorni del mio profondo odio nei confronti della sua persona per tutto ciò che il suo status mi rappresentava. Una lurida figlia di papà nullatenente, con suv sotto al culo, con voglia di studiare pari a zero e con una grande propensione allo sperpero dei soldi di famigla in parties al limite della decenza e shopping sfrenato.
"Sto ancora dormendo, vero?" le ho chiesto stropicciandomi gli occhi.
"Scema, è tutto vero e voglio portarti da Gucci ORA, su lavati e vestiti, voglio comprarti una cosa."
Seduta sul letto la guardavo perplessa. Da tempo non la vedevo truccata così pesantemente. Le sue labbra rosse come peperoni mi mettevano timore. Per non parlare del completo. Camicia e pantaloni di seta nera che le fasciavano il corpo mettendo in risalto forme al limite della volgarità. Un incubo. Un ritorno ad un passato scomodo, inutile, da dimenticare. Col sorriso sulle labbra, pronta ad umiliarla, le ho detto: "Ti ha posseduta Paris Hilton stamattina? Rivoglio la mia Cat!"
"Non mi trovi più curata?"
"Non è questione di essere curati. Lo eri anche nell'altra versione. Così sembri solo una puttana piena di soldi!"
Si è bloccata a bordo letto. Repentinamente, con viso sconvolto, ha ripreso in mano tutte le scatole infilandole a malo modo dentro le buste.
"Cosa vuoi dimostrare Cat conciata così?"
Non mi rispondeva.
"Vuoi tornare quella che eri, adesso che hai raggiunto la maturità, la responsabilità e perchè no, la perfezione? Io ti amo senza questo trucco che ti deturpa il viso e senza questi vestiti provocanti. A cosa ti è servito svaligiare i negozi del centro? A darti sicurezza? Ti danno più sicurezza oggetti senza valore piuttosto che il tuo valore personale, la tua professionalità, l'amore che provi per il tuo lavoro che stai trascurando perchè non ti senti più all'altezza?"
Touchè.
"Smettila, stronza!"
"Non la smetto. Tu sei eccezionale Cat, sei il mio orgoglio." bruscamente mi ha interrotta.
"E se non volessi più essere il tuo orgoglio? Mi hai plagiata, plasmata a tua immagine e somiglianza."
Ero sconvolta dalle parole senza senso che le fuoruscivano dalle labbra come un torrente in piena: "Io ho cercato di essere un'altra per conquistarti,  - ha incalzato - mi sono laureata per averti, sono stufa...stufa di dover reprimere QUESTA Cat!"
"Tu non sei così!"
"Oh, certo che lo sono. Lo sono sempre stata, ma l'ho nascosta alla tua vista per molto tempo. Sei delusa?" Mi guardava beffarda.
"Non sono delusa." le ho risposto cercando di mantenere la calma.
"Dillo che non ti saresti mai messa con una tipa così superficiale?"
"Tu non lo sei..."
"Sì che lo sono, la superficialità fa parte di me e non puoi farci niente, proprio niente!"
Mentiva. Mi stava provocando per avere attenzione. La sua era solo una richiesta d'aiuto. Con voce ferma e allo stesso tempo rassicurante le ho detto: "Stamattina dovevi andare in ospedale Cat, dai, mi vesto e ti accompagno."
"Non voglio andarci! Ti prego, non voglio andarci più!" sbatteva i piedi come una bambina capricciosa.
"Non è colpa tua se Skip è morta - le ho detto lentamente - come non è colpa tua se non hai saputo diagnosticarmi quella patologia. Te lo ripeterei all'infinito se questo servisse a farti ragionare, CAZZO!"
Con la mano si è tolta il rossetto dalle labbra con l'altra ha fatto cadere per terra tutte le buste. Si è seduta accanto a me.
"Suspy, io sono anche così, troppo a lungo ho represso questa parte di me. Mi chiede di divertirmi, di non pensare, di lasciare da parte le responsabilità, dimenticare quello che ho raggiunto. Non reprimere più QUESTA Cat!"
"Tu ti stai nascondento dietro QUESTA Cat per non affrontare la realtà, io ho capito questo e mi sembra di impazzire a pensarti così. Ti ho persa per sempre?"
"Puoi amare anche QUESTA Cat?"
"Io odiavo QUESTA Cat. Non mi chiedere una cosa del genere."
"Vuoi lasciarmi?"
"Tu vuoi questo?" l'ho guardata dritta negli occhi.
Mi ha guardata negli occhi:"Tu rappresenti la Cat che io non voglio più essere: tutta dedita al lavoro, responsabile. Mi sento a disagio con te."
"Ma cosa CAZZO stai dicendo?" mi sono alzata dal letto in preda al panico. Le gambe mi tremavano, un senso di vuoto sotto ai piedi mi ha costretta nuovamente a letto, non riuscivo a respirare. Stavo perdendo anche lei, come Tall.
L'ho presa per un braccio e l'ho accompagnata alla porta.
"Quando ritroverai il senno torna da me. Fatti aiutare Cat, da qualcuno, perchè non puoi finire così, mi sembra di impazzire, vattene ti prego". Se ne è andata ed è stato meglio così altrimenti le avrei messo le mani addosso.

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lunedì, 21 settembre 2009, ore 10:34
Probing Intelligence


"Non è possibile, ho dato un esame sulla neuropatia, perchè non mi è venuto in mente prima che potevi soffrire di una patologia simile?" Cat si aggirava gesticolando per la stanza non trovando pace. "Ma certo, il bruciore che senti, il dolore nella vescica, il tuo non poter stare seduta a lungo, come ho fatto a non accorgermi che si trattava della nevralgia del nervo pudendo?"
La stavo a guardare senza intervenire chiedendomi se avesse provato la medesima "frustrazione professionale" anche di fronte alla drammatica vicenda di Skipper. E la risposta a quella domanda che mi bruciava in testa era inevitabilmente affermativa. L'ansia, il tono stridulo della voce, lo smarrimento nello sguardo, avevo di fronte un'altra Cat, attanagliata dai sensi di colpa, dalla paura di non essere all'altezza, dal terrore di non capire per tempo le sintomatologie (oggi) dei suoi cari, (domani) dei suoi pazienti. Non era certo la Cat di un tempo, quella che avevo davanti, fresca di laurea e studi che con calma avrebbe analizzato e soppesato tutte le forze in causa prima di emettere, da brava dottoressa, la sua diagnosi sicura.
"Cat non sei una tuttologa, - l'ho interrotta guardandola negli occhi con dolcezza - il corpo umano è talmente complesso, è logico, in situazioni come queste, andare per tentativi..."
"No, no, oh no Suspence avrei dovuto immaginarlo..."
"Non te ne fare un cruccio, amore, ti prego. L'importante è che abbiano capito cosa mi attanaglia".
"Ma non sono stata capace di capirlo..."
"Cat, starai male così ogni volta che non capirai? Ogni volta che sbaglierai? Sei un essere umano, non Dio."
Si è abbandonata sul divano sconfitta. Mi sono seduta accanto a lei accarezzandole i capelli.
"Devo continuare ad andare dallo psicologo." Mi ha detto senza guardarmi negli occhi. Ho annuito abbracciandola.
"Perdere Skip è stato un trauma per entrambe ma non permettere che il dolore ti impedisca di continuare il tuo lavoro Cat, è la cosa più importante per te."
"Ti sbagli, - mi ha detto baciandomi le labbra - la cosa più importante per me sei tu!"

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giovedì, 10 settembre 2009, ore 16:30
Probing Intelligence

"Togli l'acca!" Le avevo scritto sotto lo scempio di frase sgrammaticata che da poco aveva postato su facebook.
La tolse riscrivendo per bene l'intera frase. Oggi ad un concorso per la ricerca di un giornalista, dico uno, ci siamo presentati in cinque. Io sono arrivata ultima e lei quarta. La cosa brucia e non poco.
E' arrivata prima una emerita sconosciuta spuntata chissà da dove e come.
"Vengono da altre regioni per rubarci il lavoro."
"Suspence, non dire così, avrà avuto più titoli di te!"
"A quanto pare per arrivare ultima avevo ZERO TITULI!" ho risposto a Cat mettendomi a piangere subito dopo.
"Prima o poi arriverà anche il tuo turno, vedrai..."
Se non ho la raccomandazione non vado proprio da nessuna parte è quel che penso seriamente.

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martedì, 08 settembre 2009, ore 13:04
Probing Intelligence

La migliore amica di Cisco dopo essere stata dalla ginecologa, oggi, ha avuto la sua conferma: è incinta al 100%.
Il futuro padre non ha neanche risposto all'sms della puerpera. Sarà svenuto? Probabilmente sì.
Le ho telefonato stamattina per farle gli auguri e complimentarmi con lei. Ma non mi ha risposto. Mi ha ritelefonato lei verso mezzogiorno.
"Ero a vedere una casa con mia madre!" E certo adesso che il pargolo sta per arrivare, subito una casa bisogna trovare. Ma la filastrocca fino ad ora raccontata ha un punto esilarante che merita di essere narrato.
Il concepimento è avvenuto in ferie, momento più giusto per fregare un uomo. Corpi nudi, a contatto, il gioco è fatto. "Sì, sono incinta da meno di un mese quindi è successo in ferie, probabilmente non si è accorto di niente! Sai com'è..." Uno stupro in piena regola, tutto per uscire finalmente dalla casa dei genitori e convincere una volta per tutte il proprio uomo (probabilmente saturo dopo una storia di 7 anni e neanche più convinto di loro due) ad andare a convivere con lei.
Non sapevo che per essere indipendenti e trovar casa col proprio moroso si dovesse rimanere incinta. Voi lo sapevate? E' la rabbia che mi fa parlare sì. Per tenermi Tall avrei dovuto rimanere incinta? Meno male che non l'ho fatto. La storia era comunque finita. Chissà perchè, e non è la prima volta, ho un esempio in famiglia, mio zio, quando una coppia non ha più niente da dirsi spunta fuori un figlio...e subito dopo il divorzio.

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lunedì, 07 settembre 2009, ore 11:40
Probing Intelligence

E così la migliore amica di Cisco ha incastrato il suo moroso una volta per tutte. E' incinta. "Mi ha telefonato adesso, ricordi ieri l'altro stava male? Aspetta un bambino, non è meraviglioso?" Il povero Cisco come il restante 99% degli uomini davanti ad una notizia del genere non ha potuto che esultare ignaro della perfidia femminile alla base di un gesto simile.
Tu non vuoi crescere, comprarti la casa con me e andare a vivere insieme perchè hai bisogno ancora di tempo? Ed io ti incastro. Ragionamento che non fa una piega. Il caro futuro padre è ricco sfondato, da anni manda avanti l'impresa di famiglia con a capo un padre padrone che spesso e volentieri ha messo i bastoni tra le ruote ai progetti immobiliari dei due piccioncini. Adesso l'arrivo inaspettato di un pargolo rimescola le carte in gioco a favore della migliore amica di Cisco e assesta un bello schiaffo morale al futuro nonno.
"Il suo moroso è sconvolto - e ben lo credo perennemente ansioso e immaturo com'è - le ha detto che non era il momento, ma che ovviamente si prenderà le sue responsabilità!" E avrei voluto anche vedere, non è certo il figlio di una avventura, alle spalle i due fidanzati hanno una relazione di sette anni.
"Ma non usavano il preservativo? E la pillola?" ho chiesto buttandola lì.
"No, da mesi non usava più la pillola, è un caso che sia rimasta incinta!". Geniale, brutale, calcolatrice. Un frutto del caso non mi pare proprio a meno che i due non sappiano come si mettono al mondo i bambini.
Avevo bisogno di raccontarlo a qualcuno. Cat è stata la mia valvola di sfogo. "E' stata una grande ignorante! Sono sicura che tu pon riusciresti mai a fare una cosa del genere perchè hai una coscienza!" mi ha detto ridendo al telefono. Ed ha ragione anche perchè nel mio caso c'è ben poco da incastrare. Un figlio adesso mi rovinerebbe la carriera e non sarei neanche sicura di volerlo condividere con Cisco. Negli ultimi giorni ci sono stati momenti di forte tensione tra noi. La notte sogno Tall, mi appare lontano, triste, non riesco a ricordare i contorni del suo viso. Lo caccio via e cerco Cisco che vedo nitido davanti a me, lo abbraccio e lo bacio. Forse ho davvero posto la parola fine al mio passato. Ma il mio presente mi soddisfa? Cosa sto cercando? Vorrei la stabilità personale più che un uomo a cui aggrapparmi. Non sono una donna che vive di luce riflessa. Non ho certezze per un futuro ma di una cosa sono certa non farei mai ricadere tale certezza su un feto, usare la mia femminilità per raggiungere lo scopo, mi sembra una scelta egoistica e superficiale nonchè una gran cattiveria nei confronti del sesso opposto.

Avreste il coraggio di incastrare un uomo rimanendo incinta?

Io no..almeno non credo..Roberta; Bisogna essere alquanto subdoli e calcolatori per fare una cosa del genere..... a partire dal fatto che metti al mondo un pargolo nella maniera piu brutta che ci sia...Chiara
Assolutamente no, la trovo una cosa meschina!
Inoltre, conoscendo la mia scarsa propensione alla relazioni durature, restando incinta sarei io quella incastrata! :) (giusto per non smentirmi mai!) Ciao Suspy :*
Monica

Suspence scommette personalmente che dopo la migliore amica di Cisco tra le ragazze della compagnia esploderà il cosiddetto "Toto-bambino". Dopo vestiti griffati e viaggi esotici il prossimo MUST HAVE saranno i bambini....e con essi, i divorzi.

Gemiti di Suspence





mercoledì, 02 settembre 2009, ore 13:06
Probing Intelligence

"Ciao."
"Ciao. Ci conosciamo?"
"Si ci siamo conosciute in treno ricordi?...O forse non sei tu..è un'omonimia..."
Il suo nome e la sua fotografia su facebook mi dicevano poco o niente.
"In treno? Dove? Non ricordo."
"Ricordi abbiamo mangiato il mio miele e abbiamo imbrattato tutti sedili del treno e poi abbiamo cambiato posto..e ci siamo nascoste per vedere chi si sporcava....ahahhahhh!!! che ridere..sono una produttrice di miele...ricordi?"
Quel "abbiamo mangiato il mio miele" ed il feeling instaurato in questo ipotetico incontro mi stava facendo capire solo una cosa: che la tipa non solo non mi aveva mai vista prima ma ci stava palesemente provando.
"No, non ero io mi spiace altrimenti me lo sarei ricordato un episodio così spassoso."
"Peccato...pensavo fossi lei era una persona speciale..se ti capita tra i tuoi contatti magari chiede l'amicizia ...parlale di me e dille che la cerco...sempre..che non posso dimenticarla..."
Sono rimasta perplessa per tutta la sera. Voleva capire se ero lesbica? Si è buttata? Non voglio indagare oltre. Non mi interessa ma non mi era mai capitato di essere abbordata su facebook e da una donna per giunta.

Gemiti di Suspence





venerdì, 28 agosto 2009, ore 11:01
Probing Intelligence

"Ma dove diavolo sei? Perchè tieni il cellulare spento?" La voce di Cisco era tesa.
Da poco avevo acceso il cellulare per controllare l'ora. Cat mi dormiva nuda accanto.
"Dove vuoi che sia a casa a dormire, no?"
"Non è vero un cazzo! Volevo farti una sorpresa stamattina prima di andare a lavoro. Non ci sei in casa e la tua macchina non è in garage! C'è un altro? Rispondi cazzo!"
Merda. Mezza assonnata mi sembrava tutto un terribile incubo. Cat intanto mugolava accanto a me.
"Dove sei? Chi c'è lì con te?"
In un nano secondo ho preso in mano la situazione. Come avrei potuto spiegare la mia presenza altrove? E con una donna per giunta? Ah sì beh, bastava riuscire a farla franca andando a braccio. Niente di più facile.
"Vuoi calmarti? Sono a casa di Cat, ricordi quella mia amica che hai conosciuto in ospedale? Sono da lei, era sola, il suo moroso è fuori città e sono venuta qui, si sentiva sola..."
Cat rideva facendomi segno di passarglielo.
"Te la passo se non ci credi, tieni..."
"Cisco? Ciao, sono Cat, scusami, ho voluto io che Suspence venisse qui, spero non ti spiaccia, ti sei preoccupato? Capisco. Ok, spero di rivederti presto. Te la ripasso. Ciao".
"Pronto?"
"Scusami è che mi è salito il sangue al cervello, non ti trovavo, ero in pensiero."
"Non ti preoccupare, ci sentiamo più tardi ok? Ciao!"
Cick.
"Fottiti stronzo!"
"Suspenceee!!!!" Cat mi osservava incredula cercando di trattenere le risa. "Poveraccio! Ti ama Suspy, si sente e non merita di essere trattato così!"
"Non merita? Dovrei mollarti? Tu sei mia!! Vieni qui, ho voglia di strizzarti i capezzoli con i denti!"
"NO, OH NO STAMMI LONTANA, NO!!!"
Siamo cadute entrambe sul pavimento ed ho fatto quello che dovevo fare mentre Cat urlava dal dolore. O dal piacere?

Gemiti di Suspence





giovedì, 27 agosto 2009, ore 20:13
Probing Intelligence

Ho chiesto a Cat il permesso di usare il pc per 'lavorarci' un po'. Permesso accordato!! E' di là a preparare la cena.

Ha fatto capolino alla porta del suo studio alle 14 in punto, proprio come aveva promesso. Ho spento il pc non prima di aver cancellato la cronologia dei siti consultati. E' corsa, ridendo eccitata, nella sua camera da letto. Dopo poco, in punta di piedi, è apparsa sulla soglia dello studio senza niente indosso. La stavo a guardare estasiata, incapace di muovere un solo muscolo. Come se non avessi mai visto prima di allora il corpo armonioso e sodo di una donna.
"Vieni, su vieni..."
"Vieni tu con me!" le ho afferrato il braccio sinistro portandola in salotto e l'ho spinta sul divano.
"Te la ricordi quella fredda sera d'inverno?" 
Ha annuito.
"Che ne dici di ripartire proprio da quell'istante, da quando l'odore del tuo sesso mi annebbiava la mente?"
"Davvero? Mi volevi? Eppure non sembrava..." mi ha detto ammiccando e mostrandomi le sue nudità con voluttà.
"Più di ogni altra cosa al mondo, ma ancora non lo sapevo. A lungo, dopo quel giorno, mi sei rimasta impressa così, discinta, sensuale. Vieni qui..."
"Io mi sono sempre chiesta come sarebbe andata a finire quella sera se..."
"Adesso lo saprai..."
Le ho preso i fianchi con la forza e l'ho costretta ad appoggiare il suo sesso sopra la mia bocca. Con le mani le impedivo di muoversi, la tenevo stretta, mentre con la lingua mi facevo strada dentro il suo frutto già colmo di umori. Ha reclinato la testa all'indietro chiedendomi di continuare, di roteare più velocemente la mia lingua, di farmi strada nella sua cavità oscura, dolce, peccaminosa. La penetravo con un dito, poi due a ritmo sostenuto.
"Fammi sentire come stai godendo?"
Ansimava, urlava mi chiedeva sempre di più. "Scopami, scopami con lo strap on!"
L'ho scopata più che potevo. Mi sentivo un uomo, invincibile, forte e alla fine esanime.
"Oddio, ti amo, ti amo..." - mi diceva ansimando - "che orgasmo!"
Ridevo stuzzicandole i capezzoli con la punta dei polpastrelli.
Poi d'un tratto strani pensieri in testa. Mi sono fatta cupa. E le ho confessato i miei tormenti.
"Ti prego dimmi che non mi lascerai mai, ti prego Cat!"
"Ma ti sei bevuta il cervello?!" ansimava ancora. Ha aperto gli occhi severi sedendosi sul divano.
"E' che...tutto intorno a me mi dice di dover prendere una decisione, o te o Cisco, ed io non so, sono confusa. Tu...tu sei la mia linfa vitale, quale amore di serie B, quale? Tu sei la donna della mia vita, non posso vivere senza di te..." ero fuori di me.
"Calmati ti prego. Rilassati Suspy. Sei qui con me, per due giorni lasceremo il resto del mondo fuori da quella porta, non pensare. Ok? Non ti voglio lasciare..." Mi accarezzava i capelli cercando di alzare verso di sè il mio viso.
"Mi dici questo ma i tuoi occhi non sanno mentire Cat, non sanno mentire. Tu vuoi lasciarmi."
"Io sto sacrificando e sacrificherò tutto per questo amore, e tu mi chiedi se voglio lasciarti? Io, semmai, ho tutto il diritto di disperarmi che un giorno tu possa decidere di porre la parola fine a tutto questo perchè avrai una casa, una famiglia con Cisco. Io posso perdere tutto - scuotevo la testa in segno di disapprovazione stringendomi al suo petto come una bambina - non tu, non posso smettere di amarti, non posso proprio, anche se me lo imponessi perderei con me stessa. E non dubitare... che sarò con te in chiesa quando dirai di sì all'uomo che ami, sarò con te... quando sarai madre, sarò con te sempre, hai capito?" piangeva mentre mi diceva queste parole.
"Io ti farò soffrire Cat, ti sto già facendo soffrire, come posso perdonarmi?"
"Ma tu non devi perdonarti niente amore, siamo semplicemente diverse. Tu adesso stai cercando di capire se potresti rinunciare a un uomo. Ok, è normale che sia così, cerca di capirlo e anche se le cose dovessero rimanere inalterate: io, te e Cisco per tutta la vita, ho pienamente accettato tutto questo credimi, in fondo l'ho sempre saputo..."
"No, Cat non ci credo, non ci crederò mai. Ho ancora nella testa le tue parole..."
"Dovevo farti capire cosa sei per me anche solo per liberarmi da questo peso che avevo dentro per questo ho alzato la voce quella volta, per questo ti ho confessato di essere lesbica del tutto. Ho avuto paura di perderti e ti ho detto quelle cose ma, guardami, guardami, ti amo Suspence, ti amo e non ti lascerò mai. Su asciugati queste lacrime...".
"Perchè è tutto così difficile?"
"La vita è sempre difficile...ma tu sei riuscita a rendere la mia meno amara! E non mi importa se dovrò dividerti con un uomo, con dei bambini, so che ci sarai sempre come io ci sarò sempre per te." mi ha detto baciandomi le labbra.

Scusate per gli errori non ho riletto.

Gemiti di Suspence





giovedì, 27 agosto 2009, ore 12:20
Probing Intelligence

"Mi avevi promesso che mi avresti dato il culo..." Non ero sicura di aver capito bene con il ventilatore acceso.
"Come?!" ho alzato la testa interrompendo il pompino che stavo facendo a Cisco.
"Adesso ti potrei inculare, non ti fa più male il sedere dopo l'operazione!" parlava lentamente ansimando.
"Sì, ma non sta bene la mia vescica lo sai, devo tornare dal dottore!" ho sentenziato stizzita.
"Che ci entra la vescica?" Non voleva capire.
"Ci entra eccome cazzo, mi brucia tutto, come faccio a godere?!" Mi sentivo umiliata, un oggetto per fare sesso, niente altro.
"Hai ragione!" ha detto deciso venendo poco dopo nella mia bocca.

"Domani sera c'è una cena da un mio amico e venerdì sera il compleanno di un altro..."
"Divertiti!" gli ho detto con tono duro mentre rifacevo il letto.
"Tu...tu non verrai con me?" mi ha chiesto serio.
"No!"
"Perchè?"
"Perchè non sto bene Cisco, voglio starmene un po' da sola, ok?"
"Sei sicura?"
"Sì, ne sono sicura!"

Stamattina mi sono svegliata prestissimo. Mi aggiravo per la camera da letto inquieta con un sorriso beota stampato in faccia. Ci avevo pensato tutta la notte sul da farsi e non mi sembrava una brutta idea. Seguire l'istinto, una volta tanto, non può che giovarmi pensavo mentre riempivo lo zaino del necessario: canottiere, pantaloncini, quattro paia di mutande, due reggiseni, spazzolino, dentifricio, lenti a contatto, occhiali, un buon libro. In meno di venti minuti sono salita in macchina.
Cat stava innaffiando le piante del suo giardino. "Come sei mattiniera stamani, che ci fai qui?" mi ha chiesto incredula chiudendo l'erogatore d'acqua accanto al roseto.
"E' una sorpresa, sempre che la sorpresa ti sia gradita..". Era stupita, eccitata da quell'entrata trionfale inaspettata. Mi ha aperto il cancellino tutta sorridente. "Secondo te non lo sono?!"
"Non lo so, dimmelo tu!"
Mi sono avvicinata per baciarla. Mi ha respinto via. Poco lontano nel giardino accanto i suoi vicini di casa in procinto di scaricare la macchina ci stavano osservando. "Non mi interessa Cat come non interessa a te, lo so, vieni qui!" era rigida mentre le baciavo le labbra. Mi ha sorriso imbarazzata, riguardando i vicini.
Ha cambiato discorso. "Parti? Cos'è quello zaino?"
"Sì, sono partita da casa mia stamattina..destinazione casa tua...se vorrai, potrò stare qui con te per ben due giorni, farci un po' di coccole, pranzare e cenare insieme, guardare un bel film alla tv, altrimenti - ho fatto come per andare via - tolgo il disturbo e torno a casa!"
"Dove te ne vai? Vieni qui! Non ci credo! Davvero?!"
"Sì, perchè non ci credi?"
"Oddio, ma è meraviglioso, vieni, entra...hai fatto colazione? Devo andare in ospedale ma sarò qui per le 14, mangiamo insieme..." Non la finiva più di gesticolare, abbracciarmi, baciarmi.
Adesso sono seduta alla sua scrivania, sto usando il suo pc e non vedo l'ora di rivederla comparire da quella porta. Rituffare i miei occhi nell'azzurro dei suoi e inebriarmi del profumo della sua pelle. Ho un disperato bisogno di coccole che solo lei sa farmi. La dolcezza dei suoi gesti, le sue parole, i suoi morbidi ricci da toccare, i suoi seni da succhiare. Sento il desiderio di farla mia, proteggerla, coccolarla. E' una sensazione inebriante che non ho mai provato per un uomo.
 

Ciao Suspence! Beh beh beh, la domanda che ti ha fatto Cat nel post precedente è leggittima, del resto lei potrebbe anche "stancarsi" di essere una seconda scelta sapendo che tu hai ben due possibilità tra cui scegliere. lei ha scelto una sola via. Ad ogni modo ognuno ha i suoi tempi credo ed è giusto che sia così. Negli ultimi tempi quando scrivi di Cisco si nota un certo retrogusto amaro, forse bisognerebbe capire cosa fare innanzi tutto con lui e poi dopo capire il resto :)
un mio modestissimo parere....
Giorgia

Gemiti di Suspence





mercoledì, 26 agosto 2009, ore 11:39
Probing Intelligence

"Sono al circolo, ci sono tutti, ma tra un po' vado a letto".
Un nodo in gola, un giramento di testa, il desiderio di concludere alla svelta la telefonata per star da sola e scoppiare in un pianto sommesso.
Ho avuto un attacco di panico in camera mia qualche sera fa e la causa scatenante è stata quest'unica frase
proferita dalle labbra di Cisco.
Ieri sera sulla chat di facebook poche battute scambiate col mio amico massone: "vorrei morire, chiudere gli occhi e non pensare più" gli ho scritto. Ho spento il computer prima ancora di dargli la possibilità di controbattere. Aspettavo Cisco. Mentre saliva le scale, il massone ha provato a chiamarmi al cellulare. Non ho risposto.
"Perchè non rispondi?" mi ha chiesto Cisco salendo lentamente l'ultima rampa.
"No, è il massone, chattavamo su fb poi sono sparita, gli ho detto che stavo male, probabilmente vuol sapere che ho".
"Strano..."
"Cosa?"
"Mi hai sempre detto di non voler raccontare niente agli amici, neanche a Giusy hai mai detto nulla..."
"Ai TUOI amici non racconto niente di me, ma i MIEI sanno tutto della sottoscritta!" Tanto per puntualizzare.
Si è fatto cupo. Io e Cisco non facciamo che litigare, puntualizzare, punzecchiarci a vicenda. E l'argomento
principale sono sempre i suoi amici.
"Avevi detto...", "Mi ricordo le tue parole...", "Siamo diversi, io sono un tipo sociale, tu...", "Potresti cambiare...". Pesante, sta diventando pesante ed il non fare l'amore, unica valvola di sfogo, sta aggravando ancor di più la situazione. Da settimane mi porto dietro una brutta infiammazione alla vescica. Fare sesso non è consigliabile. Non voglio certo passare il mio tempo a contorcermi dal dolore. Il dottore che mi ha operata due mesi fa è anche urologo. Sto aspettando la prossima settimana per prendere un altro appuntamento con lui. E intanto Cisco dà di matto. "Mi manca fare sesso con te, ma quanto dobbiamo ancora aspettare? Sarà per sempre?" domande che mi innervosiscono e mi fanno star ancor più male.
Si è aperto come un varco nella mia anima di insoddisfazione sino ad ora celata. Non ho una grande considerazione di quest'uomo, non più. Un uomo che pensa come il branco, parla come il branco, mi ferisce con le sue parole cercando di cambiarmi. Mi sono ritrovata a credere di meritare di più. Di rimanere salda  a me stessa, non calpestando il mio egoismo persino. Io non amo Cisco. Forse non l'ho mai amato. Quando avrei dovuto innamorarmi di lui pensavo sempre a Tall, e adesso che potrei sento che non mi interessa un uomo così.


- Per sempre con una donna - 

Stamane sono scappata da Cat. L'ho osservata di nascosto per alcuni minuti mentre disfava le valigie nella sua camera. Pantaloncini corti neri, canottiera grigia, capelli raccolti da una pinza. Di soppiatto ho scavalcato il terrazzino a pian terreno e mi sono intrufolata nella stanza. Ha lanciato un urlo spaventoso non appena mi ha vista alle sue spalle. "Tu mi farai morire di paura!"
L'ho abbracciata forte e sono scoppiata in lacrime. Mi ha offerto da bere in salotto ed è stato allora che guardandola dritta negli occhi, le ho detto:"Io amo solo te, ho sempre amato solo te." Ha sorriso accarezzandomi il viso. Ma non aveva capito. Lo sentivo. Come metro di paragone aveva in mente la persona sbagliata, Skipper.
"Cat, io ti amo più di quanto ami Cisco". Ha abbassato lo sguardo. In silenzio, giocava con il bicchiere che teneva in mano.
"Non mi dici niente?" le ho chiesto alzandole il mento.
"Non posso dirti niente Suspence. Certo, ciò che dici mi rende felice ma..."
"Ma?"
"Ma so che non sei come me.  - i suoi occhi azzurri adesso penetravano i miei - A te piacciono anche gli uomini e se non sarà Cisco, qualcun altro prenderà il suo posto prima o poi."
"E se io volessi solo te?"
"Devi guardare dentro di te per capire se è ciò che vuoi veramente".
Stavo per risponderle, ha posato un dito sulle mie labbra. "Ti prego, non essere avventata come al tuo solito. Pensaci! Chiediti se sei pronta a passare il resto della tua vita con una donna, farti una famiglia con lei, non desiderare più un uomo, cose così..."
E' quello che cercherò di capire.

Ciao Suspy, come stai? Passo di qua tre volte al giorno sperando di trovarti, so che non è un bel periodo questo e ci vorrà del tempo, voglio solo dirti che se hai bisogno io ci sono un bacione grande grande e un forte abbraccio tesoro. Marzia

Ciao suspy, scusa se ti disturbo, ma in genere queste tue assenze da facebook o dal tuo blog mi preoccupano, specie dopo gli ultimi avvenimenti. Ti dispiacerebbe dare ai tuoi amici un segno per dirci che è tutto ok? grazie, ciao e buona giornata baci Luca

Dove sei? Cosa fai? Come stai? Ciao ciao.......Robi

Gemiti di Suspence





giovedì, 13 agosto 2009, ore 18:56
Probing Intelligence

Ho spento la macchina e come un automa ho varcato il cancello. Giunta a metà del decumano mi sono bloccata. Non sapevo dove andare. Ho sorriso amaramente. Pensavo forse che sarebbe apparsa indicandomi la via?
"Non ti troverò mai da sola in questa valle desolata. Vuoi tenermi lontana ancora - pensavo mentre le mie gambe mi riconducevano all'ingresso - non è così? Non è così?"
"Scusi, sto cercando..."
"Tutti cercano qualcuno qui signorina..." un omaccione sulla sessantina mi stava a guardare appollaiato su una scala appoggiata ad un albero.
"Si tratta di una ragazza...è...era molto giovane, si chiama..."
"Skipper, si chiama Skipper, vero?"
Ho annuito.
"Quadro (beep), in fondo al decumano, a sinistra, poi a destra, non può sbagliare, la riconoscerà subito".
"Grazie".
La riconoscerà subito.
Mentre lentamente ritornavo sui miei passi fantasticavo con la mente in modo irrazionale. La immaginavo seduta sulla tomba ad attendermi, la vedevo giocherellare con i lunghi capelli biondi, stizzita, come era solita fare, per il mio ritardo.
Non c'era nessuno ad attendermi al quadro. Solo un grande silenzio e fiori, tanti fiori sopra una tomba fresca poco distante, si capiva dal terriccio smosso tutto attorno.
Mentre mestamente raggiungevo quella cattedrale nel deserto non sentivo niente, non provavo niente. Apatia, vuoto, non so spiegarlo. Solo, non mi pareva possibile che fosse lì, sotto terra, nel silenzio. Lei che parlava sempre, che rideva sempre, che piangeva sempre. Silenzio, niente altro.  Le immagini che ricordavo del suo corpo composto, come quello di una bambola dentro la bara, mi sembravano lontane, impossibili, inconcepibili, frutto di incubo, non di realtà.
Ho accarezzato i girasoli che adornavano la sua tomba chiedendole perdono della mia fuga dal funerale. "Avrei voluto portarti fin qui Skip, ma non ho potuto, ti chiedo di perdonarmi..." ho sussurrato singhiozzando. Non riuscivo a focalizzare lo sguardo sulla foto dalle lacrime che mi riempivano gli occhi. Smarrimento, rabbia, senso di vuoto, come quando mi avvicinai alla bara non ancora sigillata scorgendo quello che rimaneva del mio passato amore, poco o niente.
Desideravo scappar via lontano e rimanere lì al contempo. Sentimenti contrastanti che mi dilaniavano l'anima.
"Perchè ti sei lasciata morire? Perchè? Avevi tutta la vita davanti, ti saresti innamorata di qualcun'altro, ti saresti laureata, avresti avuto dei figli Skip, perchè? Perchè? Sei una stupida...sei una stupida..." tiravo calci alla tomba senza rendermene conto.
"Dove sei adesso? In paradiso o all'inferno? Se sei all'inferno tienimi in caldo un posto perchè è là che ci rivedremo". Tremavo, mi guardavo attorno furtiva sperando di non essere sentita.
Non avevo più lacrime ad impedirmi una nitida visuale sulla sua foto. Stavo per imprecare per l'ennesima volta contro di lei quando il mio sguardo è stato catturato dai suoi suoi occhi che mi sorridevano maliziosamente. Non poteva essere.
Una foto dove eravamo felici. Gliel'avevo scattata io, al mare, due anni prima. Sorrideva di tre quarti con gli occhiali da sole calati sulla testa. "Skip, Skip, oddio Skip perchè lo hai fatto? Perchè ti sei lasciata morire?" ho preso il volto tra le mani ed ho pianto disperatamente seduta sulla sua tomba.



"Forse dovrei morire...sì, forse dovrei morire anche io per placare l'ira di Skipper".
"Tu sei fuori di testa, non voglio sentirti dire queste stupidaggini, intesi?" Cat mi guardava minacciosa puntandomi un dito addosso stretta nella sua vestaglia estiva di seta. Un'ape regina pronta a dettar legge con quelle vesti.
"Sono andata a trovarla..." le ho detto abbassando gli occhi, sentendomi ancora una volta in colpa nei suoi confronti.
"Hai fatto bene!" ha sentenziato mettendosi a sedere a piedi nudi sul divano ed aggiungendo - "Al diavolo questi giornali scandalistici. Mi ci vedi a leggere questa roba?! Il fatto è...il fatto è che non tornerò in ospedale". ha detto tutto d'un fiato guardandomi dritta negli occhi sorridendo nervosa.
"Nel senso che ci tornerai a settembre, ovviamente? Bella pacchia voi dottori, eh? Quest'anno non vai in Costa Azzurra come tutti gli anni?"
"Forse non hai capito amore - mi ha detto facendosi cupa - non eserciterò più la professione".
"AAAAHHHH, E POI SAREI IO QUELLA CHE NON DEVE DIRE STUPIDAGGINI!! MA CHE CAZZO STAI DICENDO?" Ero fuori di me. "NON MI DIRE CHE LO FAI PERCHE' NON HAI SALVATO SKIP?"
"Touchè!" ha proferito abbassando gli occhi.
"TU..TU..MA CHE TI SALTA IN TESTA? TU HAI DATO L'ANIMA PER RAGGIUNGERE IL TRAGUARDO E ALLA PRIMA DELUSIONE IN CAMPO PROFESSIONALE TI RITIRI?"
"Non avevo mai visto morire una persona cara..." ha sussurrato - "e...nonostante quello che abbiamo passato, quello che le ho fatto, volevo bene a Skip anche se la invidiavo perchè aveva te!"
"Pensi che lasciare il tuo lavoro possa servire a saziare la sua sete di vendetta nei tuoi confronti?" le ho chiesto tornando in me prendendole lentamente le mani tra le mie.
"Mi illudo. Tu chiami la morte, io lascio la seconda cosa più importante della mia vita dopo di te, il mio lavoro."
"Cat, ti prego, non parlare così."
"Ho già preso la mia decisione, devo...solo... dirlo a mio padre..."
"Sì, e a tutti quelli che hanno creduto in te sin dall'inizio, bell'epilogo non c'è che dire, brava, giù il sipario,  applausi, luce in galleria..."
"Smettila ti prego..."
"No smettila tu! Torna in te, non hai potuto salvare Skipper ma potrai salvarne tante altre..."
"Non credo, non più".
"Facciamo un patto, ti va? Io non chiamerò più a gran voce la morte e tu non lascerai il tuo lavoro..."
"Non è così semplice Suspence, alle volte sei così ingenua, questa ingenuità  - ha detto a bassa voce toccandomi i capelli sorridendo lievemente - te l'ha trasmessa Skipper, era tipico di lei. Facciamo invece una cosa, tu non chiamerai più a gran voce la morte, perchè se solo dovesse accadere...ne morirei di conseguenza, ed io mi prenderò un po' di tempo per pensarci. Parto sabato per Cannes."
"Con i tuoi?"
"Con i miei!"
"Sì, ma non dire niente a tuo padre!"
"Ok, te lo prometto, non gli dirò niente".
"Fammi un sorriso!"
"Eccolo qui il tuo sorriso, va bene?"
Ho annuito baciandole le labbra.

Peccato non poterle portare un enorme mazzo di fiori anche se ormai non c'è più niente che si possa recuperare. A questo non c'è più rimedio. Ti spedirei i soldi se potessi. Pamela

Gemiti di Suspence





mercoledì, 05 agosto 2009, ore 19:10
Probing Intelligence

Non una telefonata da parte di Cat nei sette giorni trascorsi al mare.
Non l'ho cercata.
Ho gettato alle spalle, con molta fatica, la rabbia e l'angoscia che portavo dentro di me per dar spazio ad una serenità almeno apparente. Cisco non meritava i miei silenzi, come non importava che sapesse alcunchè sulla fine di Skipper. In fondo, quel nome non gli avrebbe detto poi molto.
Ieri, dopo aver finito di scrivere una inchiesta che sarà prossimamente pubblicata sul giornale, mi sono fatta coraggio, ho preso la macchina e sono andata a trovare Cat a casa.
Era in giardino. A testa bassa è venuta ad aprire il cancellino. Senza aspettarmi, frettolosamente, è tornata sui suoi passi. Sentivo tutta l'angoscia, fino ad allora celata, impossessarsi nuovamente della mia persona. Avevo il desiderio di parlarle dopo tanto tempo ma allo stesso tempo sentivo quasi la necessità di urlarle in faccia il mio disprezzo per la sua reazione alla morte di Skipper. Una reazione senza senso, cinica, fredda, distaccata.
L'ho raggiunta in salotto. Non una parola.
"Mi sei mancata" le ho detto di getto rompendo il silenzio.
"Sei abbronzata, stai bene". Mi ha risposto cambiando discorso. Non riusciva a guardarmi negli occhi.
"Sono venuta per avere un confronto con te. Perchè...perchè non è possibile che tu non abbia provato niente per la morte di Skipper..."
Ha alzato gli occhi cercando i miei. Era furente.
"E' poi così importante saperlo?" mi ha chiesto con una delle sue smorfie di arroganza.
Ho chiuso gli occhi per non perdere il controllo.
"Sì, è importante per me!"
"A quanto pare devo ripetermi Suspence, non hai capito il concetto di base. DOVEVA morire, quello era il suo destino. Vuoi un'altra volta picchiarmi, insultarmi perchè ti sto dicendo la semplice verità?"
"Sei davvero così cinica? Stento a crederlo amore." le ho chiesto scuotendo basita la testa.
"Ho imparato ad esserlo nel mio lavoro". Dopo un lungo silenzio ha aggiunto:"Cosa credi che sia morta sola come un cane? Fino a poche ore prima che morisse ero accanto a lei..." le si è incrinata la voce, ha coperto il viso con la mano.
Ho mosso due passi verso di lei, mi ha bloccata.
"Eri con Skip?" volevo delle risposte.
Ha annuito asciugandosi le lacrime.
Le ho preso le mani delicatamente facendola sedere sul divano.
"Non è passato giorno, da quando l'hanno ricoverata, che non sia andata a vederla, a chiedere di lei ai miei colleghi del reparto. Non volevano che rimanessi lì all'inizio. Mio padre, in questi mesi, ha fatto in modo che potessi andare e venire senza problemi. Con l'aiuto dello psichiatra piano piano mi sono avvicinata a lei, mi odiava Skip...mi odiava profondamente. Il suo odio nei miei confronti l'ha uccisa, è stato più forte di qualsiasi terapia o farmaco. Me lo ha detto lo psichiatra." Cercava di contenere i singhiozzi non riuscendoci.
"All'inizio le venivano delle crisi isteriche quando mi vedeva, sembrava indemoniata. Non bastavano due infermieri per tenerla. Ho detto tutto allo psichiatra, che una delle due ragazze di cui parlava sempre Skipper ero io e per salvarle la vita ha voluto che anche io entrassi nella terapia per dare un aiuto. Ci eravamo quasi riusciti sai...ma era troppo magra, troppo deperita. E' entrata in coma quel giorno, mi ha stretto la mano, sai, penso che mi abbia perdonato. Lo penso davvero..." E' scoppiata in lacrime. L'ho abbracciata forte.
"Perchè non mi hai detto niente? Perchè fingevi freddezza nei suoi confronti?"
"So per certo che avresti intralciato la terapia, che avresti voluto dare una mano, ma Skipper aveva bisogno di me. Avrei voluto riportarla alla vita, non ci sono riuscita, non ci sono riuscita..."
"Tu sei un angelo Cat! Hai fatto quello che potevi. L'avevi già salvata una volta quando ti accorgesti della Crystal Meth..."
"Ho un senso di colpa che mi lacera dentro...mio padre mi ha consigliato un suo collega psicologo per ritrovare fiducia in me stessa, ho perso tutto."
"Non hai perso niente amore mio...io sono qui con te".

Gemiti di Suspence